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La Toscana che emigra: dati e riferimenti dal Dossier "Italiani nel mondo 2012" presentato il 5 Novembre

copertinadossieritalianinelmondo2012Ecco in sintesi i dati più sensibili emersi Lunedì 5 Novembre 2012 alla presentazione del DOSSIER italiani nel Mondo, sentita particolarmente nella nostra regione data lo specifico capitolo dedicato ai toscani emigrati all'estero. Il testo, presentato nella Sala del Gonfalone del Consiglio Regionale, in via Cavour, a Firenze, alle ore 11. Dopo i saluti di Giuliano Fedeli, Vicepresidente del Consiglio Regionale Toscana, gli interventi di DELFINA LICATA, Redattrice del Dossier, e ILARIA DEL BIANCO, dell'Ufficio di Presidenza del Comitato Direttivo Toscani nel Mondo, hanno illustrato i seguenti punti di maggior rilievo del testo, del quale è peraltro possibile trovare ricche analisi e sintesi, cliccando sull'apposita pagina del sito della Fondazione Migrantes.


La Toscana che emigra

Nel Dossier, la Toscana appare solo al dodicesimo posto tra le regioni di emigrazione italiane, ma il fenomeno che la riguarda non risulta irrilevante, dato che i suoi cittadini residenti all’estero risultano 127.885. Storicamente, ammontano a 1.2 milioni i toscani immigrati, ma alcuni contesti territoriali reggono il paragone più impegnativo con aree di immigrazione provinciali ben più famose, a cominciare dal...

territorio lucchese, che conta per l’esattezza 32.681 cittadini residenti fuori dall’Italia un quarto della cifra intera toscana. Firenze ne conta 22.627, Livorno 16.461, Massa Carrara 15.092, Pistoia 10.340. 

In generale, secondo le registrazioni dell’Associazione Italiani Residenti all'estero (AIRE), attraverso la quale viene redatto il Dossier, solo metà dei toscani all’estero è effettivamente emigrato, mentre il 39% è nato in terra di emigrazione. Quest’ultimo è una dato che conferma lo stesso trend riscontrabile a livello nazionale: in gran parte l’emigrazione effettiva è legata al passato ma più di un terzo dei cittadini è emigrante di seconda o terza generazione, pur volendo mantenere un legame con la nostra regione.
In questo senso, il Dossier segnala come il 6.7% degli emigrati toscani all’estero abbia ottenuto cittadinanza italiana tramite rapporto di discendenza. Il 38.5% risulta coniugato, mentre oltre il 67% non ha alcun titolo di studio: l’8% ha licenza elementare, il 7.8% quella media, l’11.9% è diplomato e solo il 4.2% laureato. In questo senso, la cosiddetta “fuga dei cervelli” sembra comparire solo timidamente, ma in questo specifico settore i dati AIRE non sono perfettamente attendibili anche a causa della maggiore difficoltà di reperire informazioni precise in merito. La comunità toscana all’estero più numerosa è quella argentina, con 17.763 persone, seguita da quella brasiliana, che conta 13.763 unità, da quella svizzera, con 12.965, e da quella 11.576. Un dato curioso riguarda quella israeliana, dove l’84% dei toscani presenti è arrivato da Livorno. Particolare citazione merita la “capitale regionale” dell’emigrazione, Lucca, la quale vede provenire dal suo territorio metà degli immigrati toscani oggi residenti in Brasile.


Il punto di vista della comunità ecclesiale è stato espresso da Sua eccellenza Mons. Franco Agostinelli, nuovo Vescovo di Prato e incaricato della Conferenza Episcolpale Toscana per la Commissione Migrantes regionale. (cliccando qui anche l'intervista realizzata da Tele San Domenico)

"Non siamo più ai tempi nei quali ogni realtà istituzionale restava nel proprio orticello: in questo senso il luogo scelto, la Sala del Gonfalone della Regione Toscana, per presentare il Dossier, è emblematico rispetto ad una collaborazione tra le organizzazioni della Chiesa, del volontariato e delle istituzioni.
La Chiesa non è fatta per rimanere in sagrestia: io stesso starei male a confinarmi in sagrestia… Questo mondo che soffre, che lotta appartiene a tutti noi e a tutte le istituzioni che rappresentiamo, per questo dobbiamo affrontare insieme problemi di indubbia difficoltà che richiedono analisi e collaborazione.
Credo che questo Rapporto sia particolarmente importante perché nato dalla concretezza del vivere di tutti i giorni, dalla constatazione di queli che sono fatti, assemblati non teoricamente ma rielaborati attravero analisi scientifica, al fine di avere per l'appunto una valenza scientifica. Sono dati, quelli del Dossier, che nascono nella strada: è importante, affinché le istituzioni tutte non costruiscano paesi virtuali, facendosi sfuggire il paese reale, che siano questi dati ad essere affrontati. Come Chiesa, in questo senso, alla luce di questi dati dobbiamo tornare a farci "muti compagni di viaggio” e ascoltare la gente che soffre, lotta, chiede aiuto... spesso non lo siamo stati. Occorre ritornare in mezzo alla gente, proprio come il Dossier vuole fare portando alla luce dati di vita quotidiana.
Circa il fenomeno dell'immigrazione in genere, come ci ammoniva Mons. Enrico Chiavacci, deve tornarci in mente la domanda: “lor signori pensano di potere arginare questa mssa sospitanta dalla miseria o dalla persecuzione?”
Dobbiamo fare i conti allora con la nostra capacità d’essere realtà d’incontro: in giro vediamo tanta paura, tanta insofferenza, nei confronti degli immigrati. Ma ci vuole tempo, pazienza: è necessario spendere un po’ di fatica a tal riguardo ed è compito della Chiesa tutta impegnarsi ad aiutare la gente dove essa è e dove arriva. “La persona umana dev’essere prima via che Chiesa è chiamata a percorrere”, ci spronava Giov. Paolo II, così come un altro Papa, Paolo VI, ci ricordava la vocazione di "Chiesa esperta di umanità". In nome allora di molti uomini che sono stati capaci di accompagnare, da Mons. Scalabrini a Don Bosco, prendiamo esempio per testimoniare la disponibilità della Chiesa a collaborare con istituzioni e associazioni".

Per approfondimenti, analisi e sintesi è possibile consultare l'apposita pagina del sito della Fondazione Migrantes.

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