Migrantes in Toscana  

   

Alla scoperta dell' A.C.I.S.J.F. al servizio dei Migranti: intervista all'"anima fiorentina" dell'associazione, Adriana Barbecchi Grassi

acisjfLa stazione di Santa Maria Novella sta cambiando nelle strutture e nei servizi, ma una cosa resta uguale col passare degli anni: le persone senza biglietto, quelle che nella stazione non aspettano nessun treno, ma l’opportunità e il riscatto di una vita migliore.

Al binario 2, dal 1936, A.C.I.S.J.F. (cliccando qui il sito istituzionale) lavora per far recuperare a tante persone una vita che credevano di aver perso. Ad aspettare queste persone si è andato creando negli anni un team di volontari, medici, insegnanti, e professionisti in vari settori del sociale, che si mettono a disposizione di coloro che ne hanno bisogno.

Il punto di riferimento e l’anima del Centro A.C.I.S.J.F. è la responsabile Adriana Barbecchi Grassi, che ha raccontato a “Solidarietà Caritas” la propria esperienza pluriennale all’interno del Centro in questa intervista ai giornalisti Andrea Cuminatto e Leonardo Chiarelli. Una donna anziana, forte delle sue convinzioni e della sua voglia di...

aiutare l’altro in difficoltà, vivendo nel rapporto con il prossimo bisognoso “Quello che per noi è lo scopo vero: riuscire a entrare in comunione con l’altro, in senso fraterno”. Di libertà, uguaglianza e fraternità – capisaldi della Rivoluzione Francese – è impregnato lo spirito dell’A.C.I.S.J.F., anche se – sottolinea Adriana“molto si è costruito sulle parole libertà e uguaglianza, ma ben poco è stato fatto per sviluppare il concetto di fratellanza. È per questo che stiamo puntando molto a portare avanti questo aspetto, che riteniamo fondamentale per una convivenza delle tante culture presenti soprattutto in ambienti come le stazioni ferroviarie”. “La cosa vera che la persona cerca, sia quando è felice che quando non lo è – continua la responsabile – è il sincero rapporto con l’altro. Questo l’associazione l’ha capito molto bene, puntando soprattutto a incontrare le donne in difficoltà: donne fragili, sole e spesso reduci da esperienze di violenza e abbandono. Le donne, infatti, già di per sé hanno un maggiore bisogno di creare un rapporto di serenità con l’ambiente che le circonda, anche perché sono spesso accompagnate da figli, che non devono vivere il disagio di una vita sfortunata”. Ci sono esperienze toccanti passate dal Binario2, come quella di Maria (nome cambiato), che con suo figlio si è avvicinata al centro A.C.I.S.J.F. chiedendo aiuto, e con tanta voglia di ricominciare. Attraverso il centro Maria riesce a trovare un impiego e mettere ordine nella sua vita dopo un trascorso di violenza e vagabondaggio, ritrovando la dignità che credeva di aver perso e riuscendo a offrire al figlio e a se stessa una nuova possibilità. Adriana ci spiega anche come la conoscenza della lingua – oltre ad offrire maggiori possibilità per nel mondo del lavoro – rappresenti anche la prima difesa da pericoli, come la promessa di un lavoro che si rivela spesso una trappola da cui è poi difficile uscire. Questo è il caso di una ragazza nigeriana che ha avuto la fortuna di incontrare Adriana e gli altri volontari alla Stazione di Firenze. Arrivata in Italia con la promessa di un lavoro, si è affidata a persone che rappresentavano l’unico filtro con la società italiana. La ragazza, in balia di queste persone, si è presto ritrovata in un giro di sfruttamento della prostituzione sui marciapiedi delle strade toscane. Appena maggiorenne, la ragazza tira fuori tutta la sua forza di ribellione a quello che sarebbe stato un tragico futuro scelto da altri per lei, arrivando a scappare dai suoi aguzzini e prendere il primo treno che partiva dalla stazione di Prato. Giunta così fortuitamente a Firenze, con i vestiti che era stata costretta ad indossare – fra i quali spiccava una parrucca bionda incollata alla testa – la ragazza ha inizialmente indugiato per vergogna ad avvicinarsi al Centro, di cui aveva notato la presenza in stazione. La voglia di ricominciare ed il disperato bisogno di aiuto hanno però prevalso sulla vergogna, portandola a raccontare la sua esperienza ai volontari A.C.I.S.J.F., che sono riusciti a scrivere per lei, e con lei, un destino migliore. La prima tappa dell’integrazione è l’apprendimento della lingua –italiano ed inglese – perché, come si apprende da esperienze come questa, conoscere la lingua può salvarti la vita. È per questo che i tanti insegnanti volontari che operano quotidianamente nelle salette del Binario2, non offrono un mero servizio, ma esprimono il grado massimo del significato di carità. Al secondo posto nelle priorità dell’insegnamento, viene l’educazione civica. Come sottolinea Adriana, questo è “il punto di incontro di tutte le culture, perché ti insegna a rapportarti con l’ambiente che ti circonda, fatto di regole che possono essere diverse da quelle a cui eri abituato. Quindi teniamo molto all’insegnamento dell’educazione civica, perché è di grande aiuto all’emancipazione degli immigrati, che così non restano relegati ai margini della vita cittadina”. Anche se la vocazione A.C.I.S.J.F. ha l’intento originario di prestare assistenza alle donne, spesso è nata l’esigenza di dedicarsi anche agli uomini, perché non mancano le occasioni in cui questi ultimi si presentano a chiedere aiuto. Non sempre si riesce a completare definitivamente quel percorso che porta al ritrovamento di una vita serena. Capita, a volte, che si ricaschi negli errori o si sia nuovamente assaliti dalle difficoltà, e l’ A.C.I.S.J.F. debba entrare in gioco con la stessa persona più di una volta. Con questo grande spirito di fratellanza il Centro è sempre pronto a dare una seconda possibilità, come nel caso di un vagabondo che pareva essersi rifatto definitivamente una vita grazie all’aiuto dell’associazione. Dopo un lungo periodo dall’aver trovato un lavoro e una sistemazione, è la stessa Adriana che, vedendolo accovacciato in un angolo della stazione, capisce che è tornato alle condizioni del loro primo incontro. Nonostante la vergogna provata dall’uomo nel farsi vedere “fallito” da chi già in passato aveva creduto in lui, Adriana non si è data per vinta grazie a quello spirito di fratellanza che era diventato negli anni parte del suo agire quotidiano. Adriana, in quel drammatico incontro, ha insistito perché l’uomo tornasse alla comunità dalla quale era ormai uscito vincitore da tempo. Sentendo di non meritare una seconda chance, l’uomo in lacrime rifiutava la nuova offerta d’aiuto, preso dalla vergogna e dal rimorso per essersi fatto sfuggire l’occasione data in passato. Ma Adriana, sempre più convinta, gli ha indicato una nuova strada: tornare alla Comunità, ma questa volta per restarci con lo scopo di aiutare gli altri portando la propria esperienza. E trovando un nuovo senso e scopo per la propria vita, l’uomo ha così abbracciato Adriana e la sua nuova vita.

 

MA COS'E' L’ A.C.I.S.J.F.

L'A.C.I.S.J.F., Associazione Cattolica Internazionale al Servizio della Gioventù Femminile, è tra le prime associazioni cattoliche internazionali e la prima femminile. Nata in Svizzera nel 1897, con lo scopo di prestare aiuto alle giovani emigranti in Europa, mostrò da subito il suo carattere internazionale. Sorsero infatti centri in tutta Europa, arrivando in Italia, a Torino, il 30 gennaio del 1902. Rapidamente l’ L'A.C.I.S.J.F. raggiunge le maggiori città della penisola, nel 1936 Firenze, Milano, Genova, Venezia e Roma hanno il loro centro. Oggi l'A.C.I.S.J.F. è un'organizzazione non governativa riconosciuta con statuti speciali sia presso il Consiglio d'Europa che all'Unesco. 

A Firenze il binario 2 della Stazione di Santa Maria Novella è la bussola e il sostegno di tutti coloro che fanno i conti ogni giorno con gravi disagi e forti difficoltà. Nella nostra stazione danno il loro contributo 43 volontari attivi, insieme ad un team composto da legali, assistenti sociali, medici, insegnanti, psicologi e commercialisti. L’aiuto di A.C.I.S.J.F. ai bisognosi, da tempo dato anche agli uomini, passa attraverso la prevenzione: fatta per mezzo dell’accoglienza e della ospitalità temporanea, per periodi predeterminati e strettamente necessari, nella propria Casa di Accoglienza "Casa Serena" e "Fuligno" per l'emergenza freddo. Vengono inoltre utilizzati, a seconda delle necessità, anche i vari Ostelli cittadini; l’aiuto è anche nell'ottica dell’integrazione: favorita con la ricerca di un lavoro e di un alloggio, con l’accompagnamento per il disbrigo di adempimenti e pratiche burocratiche, comunque sempre indirizzando, istruendo e seguendo le persone nel loro faticoso percorso; infine attraverso la promozione, attuata organizzando corsi di lingua italiana di 1° e 2° livello, corsi di formazione ed educazione civica tenute dalle volontarie e da operatrici sociali qualificate e, per stimolarle a qualificarsi nel lavoro, da quest’anno l’Associazione offre anche un corso di qualificazione professionale.

L’A.C.I.S.J.F. punta a superare una mentalità di aiuto assistenziale offrendo sostegni per la realizzazione e la promozione integrale di ogni giovane che si rivolge all’associazione. Accoglienza e lavoro sono sempre stati i punti forti sui quali insistere per realizzare un servizio che porta ad aprire una realtà di autopromozione e di integrazione nel territorio. L’Associazione è presente su tutto il territorio nazionale con 21 Case di accoglienza e comunità per minori per un totale di circa 1.500 posti letto. Circa 8 mila giovani si rivolgono ogni anno agli uffici di stazione e offriamo circa 40.000 pasti gratuiti e ci occupiamo di oltre 20.000 ragazze e giovani donne in gravi difficoltà. I servizi attraverso i quali si tenta di rispondere ai bisogni di oggi sono: Case famiglia, segreterie, mense e clubs, affidi diurni, doposcuola, centri di ascolto e servizi di stazione. Alcune Case accolgono anche minori in custodia cautelare, giovani mamme che assistono bambini negli ospedali, ragazze madri in attesa del parto e giovani madri con neonati.

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