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Dossier Immigrazione - Firenze 2014

Società e immigrazione: quanto siamo al corrente di dati e numeri reali? Una preziosa occasione di approfondimento e confronto viene offerta dalla presentazione del Dossier sull'immigrazione pubblicato (anche online), dal Comune di Firenze e presentato Lunedì 16 in Palazzo Vecchio dall'assessore al welfare Sara Funaro e dalla responsabile del settore 'Stranieri e immigrazione' del Comune Giuseppina Bonanni.
Il Dossier permette evidentemente di sfatare alcuni "miti": a livello nazionale come locale le spese legate all'immigrazione rappresentano meno del 3% dell'intera spesa sociale, considerevolmente meno dei fondi deputati alle politiche per l'educazione e la scuola (circa il 40 %), per famiglia, disabili e anziani (circa il 20%).


Cresce in maniera costante il numero dei soggiornanti di lungo periodo ma, se nel 2013 i cittadini immigrati (comunitari e non) erano il 14.90% della popolazione del Comune di Firenze, ora sono il 15.50%: il lieve incremento è dovuto a ricongiungimenti familiari e nuove nascite. Questo dato si ricollega al dato più generale demografico: per quanto riguarda le differenze tra nascite e morti, le seconde risultano ancora di più ma solo grazie alla nascita di bambini figli di immigrati il nostro passivo demografico è solo di -1.290, in diminuzione rispetto al – 1.624 dell'anno precedente.
"I dati contenuti nella pubblicazione ci permettono ogni anno di conoscere le molteplici sfaccettature dell'ampio fenomeno dell'immigrazione – ha affermato l'assessore Funaro – e ci consentono di programmare anche azioni mirate a percorsi di inclusione sociale e di valorizzazione delle competenze e delle risorse di ognuno, in sintonia con le sfide giornaliere che propone una società multietnica e multiculturale come la nostra. I dati che emergono dal report non sono allarmanti: spesso si fa confusione tra i fenomeni migratori standard e quelli che invece hanno a che fare con l'emergenza Nord Africa, da dove c'è stato un grosso arrivo nel 2014: lo scorso anno sono arrivate in Italia circa 140 mila persone ma di queste solo una piccola percentuale è rimasta nel nostro Paese".
In proposito, a livello europeo si parla di accoglienza per l'emergenza Nord Africa: l'Italia è altamente al di sotto della media europea, se si pensa che il nostro Paese è il quinto per flusso migratorio nell'UE. Per quanto riguarda i minori non accompagnati, seguiti dall'Ufficio minori stranieri non accompagnati del Comune, nel corso dell'anno 2013 sono stati 324, una cifra pressoché invariata nel 2014, di cui 11 inseriti più volte.
"Stiamo lavorando a una differenziazione delle strutture per tipo di accoglienza dei minori non accompagnati – dichiara Funaro – e una volta realizzata ci farà risparmiare grosse cifre. Oggi il costo al giorno per minore è molto elevato: è di 80 euro, poi sarà molto più basso". Senza dubbio alta presenza femminile tra i migranti presenti nel territorio fiorentino, presenza legata soprattutto ai lavori nel mondo del sociale (assistenti domiciliari, badanti...), ma in generale sul territorio fiorentino c'è una forte presenza di imprese straniere che contribuiscono alla produzione del Pil: riportando integralmente lo studio della Camera di Commercio di Firenze, che illustra l'andamento delle imprese straniere nel 2013, si nota come alla fine del 2013 Firenze si collochi al di sopra di territori più estesi come Roma o Milano. Le imprese guidate da immigrati tendono a collocarsi nelle aree più urbanizzate della provincia, in larga parte nei comuni dell'area metropolitana fiorentina (68,8%) e negli 11 comuni dell'Empolese-Valdelsa (18,8%); infine nel corso del 2013 le imprese attive a prevalente o esclusiva conduzione straniera sono aumentate del 3,3%.
La popolazione non italiana residente nel Comune di Firenze conta 12.411 residenti provenienti da paesi comunitari, che rappresentano il 22,2% del totale dei non italiani, pari a 55.990 unità, stabilizzandosi rispetto agli anni precedenti: la Romania rimane il gruppo nazionale con più presenze, a differenza del 2012, anno fino al quale era solo la quarta nazionalità più numerosa.
Incrociando i dati 2014 del Rapporto dell'Organizzazione internazionale per lo sviluppo economico) ed il recente Report della Camera di Commercio di Firenze relativo all'imprenditoria straniera, rileviamo che, se l'arrivo di lavoratori stranieri in Italia è cresciuto rapidamente durante gli ultimi quindici anni, esso è determinato da una persistente domanda per posti di lavoro poco qualificati e poco remunerati, dalla vicinanza delle zone di conflitto e dall'allargamento dell'Unione Europea alla Romania e la Bulgaria, avvenuto nel 2007. In poche parole sono tanti, certo, ma sono meno del 12% della popolazione in età lavorativa e la percentuale di immigrati per motivi umanitari (rifugiati o richiedenti asilo) è bassa rispetto al resto dei Paesi U.E., senza scordare che gli italiani all'estero rappresentano ancora una delle più grandi e diffuse diaspore di qualsiasi paese dell'OCSE.
"Rubano il lavoro" allora? In realtà non occorre essere statistici per notare come la maggioranza degli stranieri svolga un lavoro scarsamente qualificato: secondo l'OCSE, «con la terza percentuale più alta in tutta l'area OCSE di persone anziane, l'Italia ha un bisogno strutturale di badanti qualificate: il ricorso a donne immigrate sottopagate è diventato così uno dei meccanismi per compensare l'insufficienza di servizi pubblici».
Per restare in tema nazionale, i soldi specificatamente destinati per l'integrazione risultano perciò pochi e spesi male a fronte di risorse europee aumentate (il Fondo europeo per l'integrazione è salito da 15,1 milioni del 2009 a 37 milioni nel 2013): l'Italia e in realtà incapace di usarli dato che nel 2010, dei 31 milioni di euro preventivati dalle regioni, solo il 18% è stato erogato, un ulteriore 40% assegnato ma mai trasferito ed il restante 42% per cento, perduto secondo l'OCSE per «scarsa capacità di gestire le risorse, inefficacia degli erogatori di servizi o indirizzamento scorretto».
Sfruttati e vulnerabili, la realtà è che edilizia, cura alla persona e agricoltura sono sorrette, come la stessa natalità, dagli immigrati. Se non per dire loro grazie, sarebbe quanto meno umano, per non dire in primis cristiano, sapere qualche dato in più sul complesso macrofenomeno dell'immigrazione, prima di esprimersi in maniera fuorviante e impietosa.
Mario Agostino

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